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06/02/2026 - Tieffe

Exilà, l’accessibilità che cambia lo sguardo

Dalla progettazione universale al Progetto per l’Utenza Ampliata: quando architetti e terapisti occupazionali ridisegnano il vivere quotidiano

Exilà progettazione accessibile

La progettazione universale e il superamento delle barriere architettoniche richiedono oggi competenze tecniche e conoscenze specifiche che non possono più essere attribuite al solo architetto, pur rimanendo quest’ultimo una figura centrale nel campo del design accessibile.
Per garantire una reale fruibilità degli edifici, degli spazi urbani e dei servizi - quindi contribuire concretamente al miglioramento della qualità della vita di tutti - si rende sempre più necessario coinvolgere anche altri professionisti. Accanto alla capacità di progettare e realizzare ambienti privi di barriere, infatti, questi esperti possono offrire soluzioni che favoriscano una partecipazione piena, equa e attiva di ogni individuo alla vita sociale, culturale e lavorativa.

Tra queste figure rientra il terapista occupazionale, un professionista sanitario che aiuta persone di ogni età a recuperare o mantenere l’autonomia nelle attività quotidiane e sociali, anche attraverso l’adattamento degli ambienti e l’uso di ausili personalizzati.

Per comprendere meglio lo stato della progettazione universale in Italia, le figure realmente coinvolte nel ripensamento del concetto di accessibilità e la direzione verso una società più inclusiva, Over ha incontrato l’architetto Giovanni Del Zanna che, insieme al terapista occupazionale Marco Lodi Pasini, ha dato vita al network italiano Exilà, realtà che offre consulenza e progettazione per rendere edifici, spazi urbani e servizi pienamente accessibili e fruibili.

Una visione questa che lo stesso network intende superare: nella metodologia Exilà, infatti, l’architetto che si occupa di design inclusivo non è più chiamato a progettare per eliminare barriere, ma per soddisfare le necessità di un’utenza ampliata, giungendo ad un approccio realmente universale.

Innanzi tutto perché Exilà?

Il nome esprime quello che facciamo: Expertise per l’Accessibilità: una consulenza di alto profilo e qualificata, una pratica comune in molti paesi, molto meno in Italia. Ci piace che il nostro nome abbia l’accento: porre l’accento sul tema dell’accessibilità è quello che proviamo a fare, pensando che non sia solo marginale, ma possa essere il centro (e il punto di inizio) di ogni progetto.

Entrando nel dettaglio, in che modo la vostra metodologia integra l’esperienza diretta delle persone con disabilità (“niente su di noi senza di noi”) con le competenze tecniche dei professionisti del network?

La nostra esperienza nasce proprio da progetti di adattamento ambientale in ambito privato, con un contatto diretto con il vasto mondo della disabilità. Il nostro approccio coinvolge direttamente le persone: dal confronto diretto, attraverso interviste, focus group, prove sul campo, riusciamo a mettere in luce aspetti e dettagli, dell’esperienza quotidiana, che le competenze professionali non sempre riescono a cogliere. Esperienza della persona da un lato, competenza del professionista come capacità di analisi e sintesi. L’integrazione di questi due aspetti qualifica la nostra expertise per l’accessibilità rendendola, attenta, concreta, consapevole e di valore.

Qual è il contributo specifico del terapista occupazionale nel processo di valutazione e progettazione dell’accessibilità e come si integra con il lavoro dell’architetto?

Il terapista occupazionale è la figura sanitaria che più di tutte si occupa di ambiente, autonomia e vita quotidiana. La sua formazione include la capacità di analizzare le attività e coglierne sfumature e dettagli utili per porre domande, interrogativi e possibili soluzioni. Le sue competenze, come figura sanitaria, ma con una spinta fortemente incentrata sul sociale e sull’ambiente di vita della persona, lo rendono il soggetto maggiormente indicato per una consulenza in campo progettuale. La competenza del terapista occupazionale è complementare a quella dell’architetto: l’attenzione alla persona, alle attività, alle esigenze legate alla disabilità (con ausili e strategie) offre al progettista un confronto e un supporto che permette di orientare il progetto nella giusta direzione.

Come riuscite, nella pratica progettuale quotidiana, a evitare che le soluzioni rimangano “teoriche” e a garantire invece che siano realistiche, sensate e realmente fruibili?

Proprio a partire dalla concretezza di un lavoro sul campo, a stretto contatto con le persone, ci permette di rimanere realmente connessi al mondo della disabilità. Dietro ogni progetto, ogni proposta, non c’è soltanto un’idea astratta, un semplice “noi pensiamo così”, ma l’esperienza di oltre vent’anni trascorsi accanto alle persone con disabilità, nelle loro case, ascoltando le loro piccole e grandi necessità e richieste. Esigenze che troppo spesso non vengono raccolte o alle quali si risponde in modo stereotipato, standardizzato, spesso distante dalla vita reale.

Quando si parla di progettazione universale, il bagno rappresenta spesso uno degli ambienti più critici: quali sono, secondo voi, gli elementi imprescindibili per renderlo realmente fruibile da un’utenza ampliata?

Anzitutto è necessario cambiare “pensiero”: non basta utilizzare elementi “per disabili”, applicare la normativa per avere un bagno “perfetto”. Spesso il progetto manca di pensiero! Anzitutto a partire dalle domande: come la persona usa i sanitari? Come effettua i trasferimenti? Quali gli appoggi necessari? Come si laverà e si asciugherà le mani? Quali le necessità di un assistente personale? O anche semplicemente: dove appoggiare una borsa o la giacca? Come chiudere la serratura? Alle prescrizioni normative è necessario aggiungere un pensiero e una conoscenza più attenta. Andare oltre lo stereotipo del “bagni per disabili”,sempre uguale, ospedaliero, stigmatizzante. Non si tratta di regole, indicazioni da manuale, prodotti: è il pensiero che guida il progetto l’elemento più impostante.

In che modo la collaborazione tra architetti e terapisti occupazionali può migliorare la progettazione di questi spazi così fondamentali nella vita quotidiana?

La somma delle competenze permette di analizzare l’ambiente e le esigenze di chi lo utilizza. Il progetto non è mai astratto: è legato ad un contesto e agli utilizzatori che lo fruiscono. Competenze tecniche, analisi delle esigenze, intuizioni e creatività possono sviluppare soluzioni – semplici e belle – che possano essere il più possibile funzionali, per il maggior numero di persone.

Come immaginate l’evoluzione della progettazione universale nei prossimi anni?

A volte il design for all è così “per tutti” che lascia la disabilità fuori dalla porta. C’è bisogno di ripartire dalle esigenze delle persone, con un approccio multidisciplinare – arricchito dalle diverse competenze – che in modo concreto sappia rimettere al centro le richieste quotidiane delle persone, anche quelle più semplici. Un buon design, di qualità anche estetico, ma che sappia rispondere alle domande delle persone con tutte le diverse condizioni di disabilità. Attenzione alle esigenze, allo svolgimento delle attività, coinvolgimento degli utenti, progettazione partecipata, confronto multidisciplinare sono gli ingredienti base di una metodologia che metta a sistema l’approccio progettuale con l’analisi delle esigenze.

Quali innovazioni — tecnologiche, metodologiche o culturali — avranno l’impatto maggiore nel rendere gli spazi realmente inclusivi per un’utenza ampliata?

È un cambiamento culturale quello che guida un cambiamento: troppo spesso, nella pratica, si interviene ripetendo soluzioni tipo, poco studiate e poco adattate al contesto. Bisogna partire dall’inizio: analisi delle esigenze e definizione dei requisiti, nel rispetto della normativa, ma con la capacità di andare oltre, con un progetto più attento, che abbia cura del dettaglio e il coraggio del confronto e della verifica.

Quali nuove figure professionali, oltre agli architetti e ai terapisti occupazionali, ritiene saranno sempre più centrali nel processo di progettazione inclusiva?

Ci piacerebbe che anche in Italia si sviluppasse la figura del “consulente esperto”, già diffusa in altri paesi: una persona con disabilità che, oltre all’esperienza diretta della propria condizione, possiede una formazione specifica che le consente di lavorare in équipe. Una figura capace non solo di rappresentare la propria situazione, ma di leggere i bisogni in modo trasversale e contribuire attivamente ai processi decisionali.

Come dovrebbe cambiare la collaborazione interdisciplinare per trasformare l’accessibilità in un principio cardine e non in un requisito aggiuntivo?

Un principio cardine del progetto per l’utenza ampliata è “funzionale per uno, migliore per tutti”: una soluzione pensata per chi ha un’esigenza specifica, per chi ha maggiori difficoltà risulta funzionale per il maggior numero di persone. Acquisire questo concetto significa porre l’Accessibilità al centro: non come risposta all’esigenza di alcuni, ma come progettazione in grado di produrre soluzioni fruibili per molti. L’Expertise di Accessibilità, quindi, non più come accessoria, ma come centrale nella definizione della fruibilità del progetto.

logo exila
Exilà
È un network di professionisti che si occupa di consulenza e progettazione per rendere accessibili e fruibili edifici pubblici e privati, spazi urbani e servizi. Contribuendo a migliorare la qualità della vita per tutti, a partire dai bisogni delle persone con disabilità e mobilità ridotta. Il network Exilà è composto da figure professionali diverse: architetti, progettisti, terapisti occupazionali (OT) e altri esperti nei diversi ambiti della progettazione di ambienti inclusivi che lavorano in rete per affrontare il tema dell’accessibilità a 360 gradi.
Giovanni de Zanna
Giovanni Del Zanna
Architetto per formazione, professione e passione. Collabora con associazioni di persone con disabilità sia per la definizione di interventi di accessibilità, sia per iniziative di promozione e sviluppo. È docente, per le tematiche di accessibilità, al corso di Terapia occupazionale della facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano. Dedica la sua attività alla progettazione (progetti per comunità, eliminazione di barriere, adeguamento di alloggi e realizzazione di strutture sperimentali) e alla promozione del design per l’utenza ampliata, attraverso la partecipazione a corsi e convegni.
Marco Lodi Pasini
Terapista occupazionale. Durante gli studi comprende come l’autonomia e la partecipazione della persona, obiettivi centrali della professione, siano fortemente influenzati dall’ambiente. Da qui nasce l’interesse per il rapporto uomo-ambiente, che lo porta a collaborare con l’architetto Giovanni Del Zanna. Offre consulenza in diversi progetti legati al mondo della disabilità, accomunati dall’obiettivo di migliorare la partecipazione e l’autonomia delle persone con disabilità, nei diversi ambienti di vita.

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