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06/02/2026 - Tieffe
Il nome esprime quello che facciamo: Expertise per l’Accessibilità: una consulenza di alto profilo e qualificata, una pratica comune in molti paesi, molto meno in Italia. Ci piace che il nostro nome abbia l’accento: porre l’accento sul tema dell’accessibilità è quello che proviamo a fare, pensando che non sia solo marginale, ma possa essere il centro (e il punto di inizio) di ogni progetto.
La nostra esperienza nasce proprio da progetti di adattamento ambientale in ambito privato, con un contatto diretto con il vasto mondo della disabilità. Il nostro approccio coinvolge direttamente le persone: dal confronto diretto, attraverso interviste, focus group, prove sul campo, riusciamo a mettere in luce aspetti e dettagli, dell’esperienza quotidiana, che le competenze professionali non sempre riescono a cogliere. Esperienza della persona da un lato, competenza del professionista come capacità di analisi e sintesi. L’integrazione di questi due aspetti qualifica la nostra expertise per l’accessibilità rendendola, attenta, concreta, consapevole e di valore.
Il terapista occupazionale è la figura sanitaria che più di tutte si occupa di ambiente, autonomia e vita quotidiana. La sua formazione include la capacità di analizzare le attività e coglierne sfumature e dettagli utili per porre domande, interrogativi e possibili soluzioni. Le sue competenze, come figura sanitaria, ma con una spinta fortemente incentrata sul sociale e sull’ambiente di vita della persona, lo rendono il soggetto maggiormente indicato per una consulenza in campo progettuale. La competenza del terapista occupazionale è complementare a quella dell’architetto: l’attenzione alla persona, alle attività, alle esigenze legate alla disabilità (con ausili e strategie) offre al progettista un confronto e un supporto che permette di orientare il progetto nella giusta direzione.
Proprio a partire dalla concretezza di un lavoro sul campo, a stretto contatto con le persone, ci permette di rimanere realmente connessi al mondo della disabilità. Dietro ogni progetto, ogni proposta, non c’è soltanto un’idea astratta, un semplice “noi pensiamo così”, ma l’esperienza di oltre vent’anni trascorsi accanto alle persone con disabilità, nelle loro case, ascoltando le loro piccole e grandi necessità e richieste. Esigenze che troppo spesso non vengono raccolte o alle quali si risponde in modo stereotipato, standardizzato, spesso distante dalla vita reale.
Anzitutto è necessario cambiare “pensiero”: non basta utilizzare elementi “per disabili”, applicare la normativa per avere un bagno “perfetto”. Spesso il progetto manca di pensiero! Anzitutto a partire dalle domande: come la persona usa i sanitari? Come effettua i trasferimenti? Quali gli appoggi necessari? Come si laverà e si asciugherà le mani? Quali le necessità di un assistente personale? O anche semplicemente: dove appoggiare una borsa o la giacca? Come chiudere la serratura? Alle prescrizioni normative è necessario aggiungere un pensiero e una conoscenza più attenta. Andare oltre lo stereotipo del “bagni per disabili”,sempre uguale, ospedaliero, stigmatizzante. Non si tratta di regole, indicazioni da manuale, prodotti: è il pensiero che guida il progetto l’elemento più impostante.
La somma delle competenze permette di analizzare l’ambiente e le esigenze di chi lo utilizza. Il progetto non è mai astratto: è legato ad un contesto e agli utilizzatori che lo fruiscono. Competenze tecniche, analisi delle esigenze, intuizioni e creatività possono sviluppare soluzioni – semplici e belle – che possano essere il più possibile funzionali, per il maggior numero di persone.
A volte il design for all è così “per tutti” che lascia la disabilità fuori dalla porta. C’è bisogno di ripartire dalle esigenze delle persone, con un approccio multidisciplinare – arricchito dalle diverse competenze – che in modo concreto sappia rimettere al centro le richieste quotidiane delle persone, anche quelle più semplici. Un buon design, di qualità anche estetico, ma che sappia rispondere alle domande delle persone con tutte le diverse condizioni di disabilità. Attenzione alle esigenze, allo svolgimento delle attività, coinvolgimento degli utenti, progettazione partecipata, confronto multidisciplinare sono gli ingredienti base di una metodologia che metta a sistema l’approccio progettuale con l’analisi delle esigenze.
È un cambiamento culturale quello che guida un cambiamento: troppo spesso, nella pratica, si interviene ripetendo soluzioni tipo, poco studiate e poco adattate al contesto. Bisogna partire dall’inizio: analisi delle esigenze e definizione dei requisiti, nel rispetto della normativa, ma con la capacità di andare oltre, con un progetto più attento, che abbia cura del dettaglio e il coraggio del confronto e della verifica.
Ci piacerebbe che anche in Italia si sviluppasse la figura del “consulente esperto”, già diffusa in altri paesi: una persona con disabilità che, oltre all’esperienza diretta della propria condizione, possiede una formazione specifica che le consente di lavorare in équipe. Una figura capace non solo di rappresentare la propria situazione, ma di leggere i bisogni in modo trasversale e contribuire attivamente ai processi decisionali.
Un principio cardine del progetto per l’utenza ampliata è “funzionale per uno, migliore per tutti”: una soluzione pensata per chi ha un’esigenza specifica, per chi ha maggiori difficoltà risulta funzionale per il maggior numero di persone. Acquisire questo concetto significa porre l’Accessibilità al centro: non come risposta all’esigenza di alcuni, ma come progettazione in grado di produrre soluzioni fruibili per molti. L’Expertise di Accessibilità, quindi, non più come accessoria, ma come centrale nella definizione della fruibilità del progetto.
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